giovedì 26 gennaio 2012
Devo abituarmici (della serie "Benventua al sud!")
Vivo in Abruzzo ormai da un anno e quello che ho notato in maniera particolare è la grande sorpresa delle persone quando vengono a sapere che dalla Romagna mi sono trasferita qua. D'impulso, tutti mi dicono "Ma cosa ci sei venuta a fare quaggiù?". I primi tempi ci rimanevo male, sono sincera. E' vero che nessuno mi ha obbligata né forzata a venire qua, la scelta l'ho fatta io e la rifarei ancora mille volte perché stare con il mio compagno è quello che mi fa stare bene, però come dire, un po’ di incoraggiamento non mi sarebbe dispiaciuto.
Perché la verità è che in Romagna si sta bene, a Cesena poi (che è la mia città natale) si sta assai bene, per cui lasciarla non è stato facile nemmeno per me che un motivo enorme per venire qui ce l'avevo.
La Romagna è una terra speciale, l'ho sempre saputo e ne ho avuto la riprova ora che non ci vivo più, ora che qualche confronto in più lo posso fare. Si vive bene in Romagna, la gente è ospitale ma non invadente, ci sono i monti, le colline e il mare, si mangia bene e ci si diverte. Inoltre, offre parecchi servizi alla persona, si possono fare molte scelte, le cose funzionano. Forse è per questo che la gente di qua rimane interdetta quando dico che me ne sono venuta a vivere in Abruzzo: qui sono più abituati ad andarsene per studiare o cercare lavoro, ed è più raro trovare qualcuno che invece vi si trasferisce.
Immagino, però, che non sia così in tutta la regione, penso ad esempio alla zona costiera che penso sia più aperta trovandosi sulla direttrice adriatica. Io, invece, vivo in mezzo al polpaccio, mi trovo al confine con il Lazio, più vicina a Roma che a Pescara, nell'altopiano del Fucino. Fino a qualche decennio fa, quando non esisteva l'autostrada, queste zone erano inevitabilmente più isolate e di certo anche questo ha contribuito a formare il carattere degli abruzzesi o meglio, dei marsicani.
Quello che noto, non in tutti è chiaro, ma abbastanza diffusamente, è che la gente di qua mostra un senso di inferiorità verso il "Nord", una specie di timore reverenziale che fa pensare loro che nord sia sinonimo di perfezione (o quasi). In questo l'Italia è veramente divisa in due: non esiste il "centro", ma solo il "nord" e il "sud".
Non nego che certe cose non siano vere, però vivendo qui vedo anche che ci sono tantissime potenzialità che non vengono sfruttate. Penso anche che le persone invece di lamentarsi dovrebbero pensare a come migliorare la propria città e in questo modo la qualità della propria vita. Partendo dalle piccole cose si riesce a fare tanto. E poi, comunque, ci sono tanti fattori positivi qui: la natura è bellissima, ci sono dei monti favolosi e dei paesini in mezzo che sono una meraviglia, per natale sembravano tanti piccoli presepi. Sarebbe bello poterli valorizzare a livello turistico, renderli ospitali, creare dei percorsi gastronomici e naturalistici anche per le mountain bike oltre che per i camminatori. Di sicuro, già ce ne saranno, ma si potrebbe ampliare la rete, creare una cultura dell'ospitalità più diffusa. Ma forse mi sto un po’ troppo allargando.
In ogni caso, penso che prima di lamentarsi delle cose che non vanno bisognerebbe rimboccarsi le maniche e darsi da fare per migliorare quello che c'è. Perché è brutto sentire dire dalla gente che vive qui che non ama la propria città: io non sono abituata a questo tipo di pensiero, a Cesena puoi girare ovunque ma mi sento di dire che nessuno, nessuno davvero ti dirà mai che non ama la propria città, che la trova brutta e inospitale. Ma Cesena non è venuta su da sola, sono stati i cittadini e le amministrazioni a renderla così piacevole, penso che questo debba far riflettere.
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