lunedì 6 agosto 2012

Ipercritica?


Sono veramente tanti mesi che non scrivo. Non è più come anni fa, quando avevo il mio diario in cui scaricavo tutti i miei pensieri, le mie emozioni, le mie frustrazioni e le mie gioie. Da un po' di tempo sono più avara nella scrittura, peccato. Ma va così!

Fuori fa molto caldo, ma per me che vengo dalla Romagna, questa "afa abruzzese" è sopportabile, l'umidità è molto minore, la sera si dorme comunque bene.

Vivo qui da più di 1 anno e mezzo, non sto male assolutamente, però....quanto mi manca Cesena! Non avrei mai pensato così tanto, nonostante io sapessi di essere molto legata alla mia città. L'ho sempre amata e l'ho sempre apprezzata: non me ne sono dovuta andare via per captarne il valore, quello l'ho sempre avuto presente anche quando ci vivevo. Ma chissà perché, non credevo che ne avrei sentito così tanto la mancanza.

Cesena è vivibile, a misura d'uomo, e migliora costantemente. In questo, l'amministrazione fa il suo dovere, il cittadino sa dove vanno a finire i soldi delle sue tasse ed è soddisfatto. Difficilmente sento gente lamentarsi di Cesena (ad essere sincera non ne ho mai sentita), mentre qui ad Avezzano è tutto molto diverso. Io, se fossi il sindaco, mi porrei seriamente il problema "Perché i miei cittadini per la maggior parte non sono soddisfatti della propria città"?

Vorrei iscrivermi a qualche associazioni. Mi piacerebbe poter fare qualcosa anch'io.

A me, ad esempio, non piace il centro con le auto. A Cesena le auto in centro giravano quando facevo le elementari! Certo, lì è più facile rendere le strade pedonali, visto che sono stradine strette, tipiche di un centro storico. Qui ad Avezzano è diverso perché la città è stata ricostruita dopo il terremoto del 1915 che lasciò intatta solo una casa, per cui il centro vede la piazza con intorno strade comunque trafficabili. Che sono aperte alle macchine e che con difficoltà vengono rese pedonali (ad esempio, il sabato sera o la domenica, quando gli esercizi commerciali sono chiusi).

I commercianti, appunto. Ma perché si ostinano a credere che un centro cittadino aperto alle auto sia per loro più conveniente? Per me resta un mistero... Io sono fortunata perché vivo in centro e per fare un giro nei negozi non devo prendere la macchina, ma in ogni caso, girare con tutte quelle auto che fanno rumore e rilasciano smog non è affatto piacevole. Penso che sarebbe molto più distensivo e anche conveniente, sì, per i negozi, se il centro fosse sempre pedonale e i cittadini potessero fare quelle belle "vasche" lungo il corso, fermarsi davanti alle vetrine, bersi un aperitivo, senza essere angosciati della auto. Sono certa che acquisterebbero anche di più.

Certo, il Comune deve organizzarsi e creare dei parcheggi poco fuori per permettere a chi viene da più lontano di posizionare l'auto.

Invece, qui le strade cittadine già sono strettine, in più sono un parcheggio a cielo aperto, da entrambi i lati, per cui il risultato finale è un gran caos. E, peggio ancora, non si può andare in bicicletta (si rischia grosso) e si cammina con difficoltà.

Inoltre: qui non ci sono praticamente spazi verdi. I bambini, per la maggior parte, giocano in piazza davanti alla Cattedrale, piazza che tra l'altro, come ho appena detto, è circondata dalla strada in cui passano (eccome se passano!) le macchine. Possibile che non si pensi ad un parco? C'è la pineta, d'accordo (che tra l'altro mi piace molto, ci sono pure gli scoiattoli) ma è un po' fuori città e comunque, per i bambini, ad esempio, è limitata, ci sono pochi giochi. Possibile che l'amministrazione non si ponga il problema?

Vabbè, oggi sono critica ma mi sono svegliata male e una telefonata di mia mamma mi ha ulteriormente innervosita.

Spero che la giornata migliori....

giovedì 19 aprile 2012

In lettura

I parenti - I

Vendendo l'appartamento al mare, mia mamma mi aveva dato la lavatrice piccola da mettere nel mio appartamento. Non l'avrebbe presa nessuno altrimenti, e comunque fu lei a darmela.
Loro, senza chiedere, tagliarono i tubi attaccati al gas della griglia e se la portarono a casa, perchè io avevo avuto la lavatrice.
Hanno sempre avuto paura che mia mamma potesse darmi una cosa in più, paura che io potessi avere dei soldi inpiù o chissà quali altri privilegi.


Sono talmente tante le cose successe che temo di dimenticarmele (e non voglio) perciò man mano che le ricordo o che mia mamma me le racconta, io le scriverò qui.



giovedì 26 gennaio 2012

Devo abituarmici (della serie "Benventua al sud!")


Vivo in Abruzzo ormai da un anno e quello che ho notato in maniera particolare è la grande sorpresa delle persone quando vengono a sapere che dalla Romagna mi sono trasferita qua. D'impulso, tutti mi dicono "Ma cosa ci sei venuta a fare quaggiù?". I primi tempi ci rimanevo male, sono sincera. E' vero che nessuno mi ha obbligata né forzata a venire qua, la scelta l'ho fatta io e la rifarei ancora mille volte perché stare con il mio compagno è quello che mi fa stare bene, però come dire, un po’ di incoraggiamento non mi sarebbe dispiaciuto.


Perché la verità è che in Romagna si sta bene, a Cesena poi (che è la mia città natale) si sta assai bene, per cui lasciarla non è stato facile nemmeno per me che un motivo enorme per venire qui ce l'avevo.


La Romagna è una terra speciale, l'ho sempre saputo e ne ho avuto la riprova ora che non ci vivo più, ora che qualche confronto in più lo posso fare. Si vive bene in Romagna, la gente è ospitale ma non invadente, ci sono i monti, le colline e il mare, si mangia bene e ci si diverte. Inoltre, offre parecchi servizi alla persona, si possono fare molte scelte, le cose funzionano. Forse è per questo che la gente di qua rimane interdetta quando dico che me ne sono venuta a vivere in Abruzzo: qui sono più abituati ad andarsene per studiare o cercare lavoro, ed è più raro trovare qualcuno che invece vi si trasferisce.


Immagino, però, che non sia così in tutta la regione, penso ad esempio alla zona costiera che penso sia più aperta trovandosi sulla direttrice adriatica. Io, invece, vivo in mezzo al polpaccio, mi trovo al confine con il Lazio, più vicina a Roma che a Pescara, nell'altopiano del Fucino. Fino a qualche decennio fa, quando non esisteva l'autostrada, queste zone erano inevitabilmente più isolate e di certo anche questo ha contribuito a formare il carattere degli abruzzesi o meglio, dei marsicani.


Quello che noto, non in tutti è chiaro, ma abbastanza diffusamente, è che la gente di qua mostra un senso di inferiorità verso il "Nord", una specie di timore reverenziale che fa pensare loro che nord sia sinonimo di perfezione (o quasi). In questo l'Italia è veramente divisa in due: non esiste il "centro", ma solo il "nord" e il "sud".


Non nego che certe cose non siano vere, però vivendo qui vedo anche che ci sono tantissime potenzialità che non vengono sfruttate. Penso anche che le persone invece di lamentarsi dovrebbero pensare a come migliorare la propria città e in questo modo la qualità della propria vita. Partendo dalle piccole cose si riesce a fare tanto. E poi, comunque, ci sono tanti fattori positivi qui: la natura è bellissima, ci sono dei monti favolosi e dei paesini in mezzo che sono una meraviglia, per natale sembravano tanti piccoli presepi. Sarebbe bello poterli valorizzare a livello turistico, renderli ospitali, creare dei percorsi gastronomici e naturalistici anche per le mountain bike oltre che per i camminatori. Di sicuro, già ce ne saranno, ma si potrebbe ampliare la rete, creare una cultura dell'ospitalità più diffusa. Ma forse mi sto un po’ troppo allargando.


In ogni caso, penso che prima di lamentarsi delle cose che non vanno bisognerebbe rimboccarsi le maniche e darsi da fare per migliorare quello che c'è. Perché è brutto sentire dire dalla gente che vive qui che non ama la propria città: io non sono abituata a questo tipo di pensiero, a Cesena puoi girare ovunque ma mi sento di dire che nessuno, nessuno davvero ti dirà mai che non ama la propria città, che la trova brutta e inospitale. Ma Cesena non è venuta su da sola, sono stati i cittadini e le amministrazioni a renderla così piacevole, penso che questo debba far riflettere.

domenica 15 gennaio 2012

100 volte....zitti e Mutu!


Lo so, lo so, dovrei essere più obiettiva e scrivere del Cesena ogni volta, anche quando le cose non vanno al meglio (il che in questo campionato è -ahimè- moooooolto frequente), ma chissà perché con il calcio mi comporto nell'esatta opposta maniera di quello che facevo con il mio diario adolescenziale: lì la "sofferenza" emotiva e sentimentale era uno stimolo fondamentale per scrivere pagine su pagine di pensieri e riflessioni. Con il calcio, invece, mi risulta veramente difficile parlare del Cesena dopo una sconfitta, ad un passo dalla serie B, mentre mi riesce più semplice e più piacevole senza ombra di dubbio farlo in occasione di una vittoria. E poi diciamocelo, chissenefrega no? Oggi abbiamo vinto contro il Novara, un bel 3-1 tondo tondo che poteva anche essere un 4-1 se solo Candreva non avesse sbagliato il rigore, ed è d'OBBLIGO festeggiare. Nonostante il Lecce abbia vinto a Firenze (mannaggia!) e la zona salvezza sia ancora a 3 punti. E nonostante sabato prossimo si giochi all'Olimpico contro la Roma. Noi festeggiamo i 100 gol (che poi sono diventati 101) di Mutu e ci aggrappiamo a lui, con tutte le contraddizioni tipiche del tifoso: fino a ieri era un campione mancato, domani immagino che sarà il nostro salvatore, per poi ridiventare una delusione alla prossima inevitabile sconfitta. Ma d'altra parte questo è il bello del tifoso: a lui non si chiede coerenza né obiettività, oggi può dire nero e domani bianco che nessuno si sognerà mai di considerarlo pazzo...perché questo è tifare con il cuore, onde per cui la ragione spesso e volentieri si va a far benedire.


Io, nel mio piccolo, sono contenta di avere avuto una conferma: se non compro la partita su Sky il Cesena non dico vince, ma se non altro se la gioca. Già dallo scorso anno andava così, se solo mi azzardavo a comprare la partita arrivava una sonora sconfitta che mi lasciava doppiamente male (quei soldi, per pochi che siano, avrei potuto risparmiarmeli e utilizzarli in miglior modo). Sì, manteniamo salde tutte le nostre superstizioni, perché il tifo è questo, ti porta a credere in cose assurde, che nella vita di tutti i giorni anche tu ritieni assurde ma che in questo contesto specifico assumono tutto un loro valore. Che per una salvezza in serie A è un grandissimo valore!

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